conferenza stampa

Quante sono le aziende che hanno già avviato un percorso di welfare? Quante quelle disposte a farlo se adeguatamente supportate? E che tipo di “servizi” andrebbero potenziati sul territorio per offrire un welfare adeguato alle imprese artigiane e con ricadute sulla comunità?
Confartigianato Vicenza è partita da queste domande, e dalle evidenze di una ricerca condotta ad hoc da Luca Romano di Lan Servizi, per studiare adeguati strumenti di welfare giungendo all’idea di un Welfare Territoriale di Comunità che coinvolga, attraverso un protocollo d’intesa, anche gli enti pubblici e soggetti sociali.
“Dall’indagine emerge che molte imprese artigiane non hanno ancora attivato forme di welfare aziendale, sebbene interessate, perché non trovano strumenti e sostegno– spiega Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Vicenza-.  Così, per rispondere a questa evidenza, abbiamo studiato, e intendiamo avviare, un programma di Welfare Territoriale di Comunità con l’obiettivo di assicurare a tutte le lavoratrici e i lavoratori dell’artigianato e delle PMI le prestazioni complementari di welfare, per supplire quelle che non sono garantite dal sistema pubblico”.
A livello nazionale solo il 4% delle piccole imprese è coinvolto nella via classica al welfare aziendale, ovvero la cosiddetta “conversione” dei premi di risultato in bonus per servizi di welfare, ma, visti i numeri, nei prossimi anni questo “bisogno” non potrà che crescere complici anche la riduzione spesa pubblica, le trasformazioni della famiglia, i nuovi modelli di impresa e movimenti più lunghi sul mercato del lavoro. Quello del welfare aziendale è quindi l’inizio di un percorso che comincia con i suoi tempi di prudenza, e di apprendimento, ma che non può non toccare anche le imprese di piccola e media dimensione perché anche per loro vale quello che è vero per la grande: se i lavoratori stanno bene, lavorano con più motivazioni e ne beneficia anche l’impresa.
“In questi ultimi anni di welfare si è parlato diffusamente, i casi e gli esempi sono molti, ma la nostra realtà, in termini di territorio e di dimensione imprenditoriale, non può fare ‘copia e incolla’ di quanto mettono in atto altre realtà: da buoni artigiani abbiamo bisogno di un prodotto unico, su misura”, aggiunge Bonomo.
Confartigianato Vicenza, quindi, volendo essere vicina alle aziende anche in questo ambito innovativo, chiede agli enti locali, alle parti sociali, all’associazionismo mutualistico, alla finanza etica e alla cooperazione sociale nelle sue molteplici realtà, di aderire ad un protocollo d’intesa affinché si avvii una concreta collaborazione al fine di sviluppare welfare per le imprese che non può non avere inevitabili e positive ricadute sociali anche sul territorio. 
Concretamente, attraverso la collaborazione tra pubblico e privato, l’obiettivo è che ogni contesto territoriale sia fornito di un sistema di offerta di servizi che consenta ai e lavoratori la conciliazione tra lavoro e vita famigliare senza che debbano rinunciare a spese scolastiche, sanitarie e sociali essenziali.
Sono, quindi, tre livelli di azione di Confartigianato Vicenza sul tema del welfare. Il primo è lo sviluppo di strumenti di informazione e consulenza “personalizzata” per introdurre il welfare nelle aziende. Il secondo ambito di intervento è appunto la condivisione di un protocollo di intesa in cui tutti i soggetti, pubblici e privati, siano responsabilizzati per una lettura dei bisogni di welfare nel territorio e l’organizzazione di un’offerta di servizi completa e accessibile. L’esempio potrebbe essere quello della Lombardia dove esistono le Reti Territoriali di Conciliazione finanziate dalla Regione e integrante dei Piani di Zona delle ASL.
Infine, fondamentale per completare questi sistemi di offerta sono le stesse imprese con le quali costruire in ogni area una rete di fornitori. In pratica le aziende di si occupano di quei settori che possono rientrare nella voce welfare possono offrire i loro servizi. In questo modo a beneficiare di questi strumenti saranno più soggetti da diversi punti di vista. Ciò significa che ai classici schemi di welfare aziendale si completa l’offerta per esempio con servizi per conciliare tempi scolastici con quelli familiari, per assistenza a persone con disabilità o non autosufficienti, che valorizzino la mobilità sostenibile….
“L’artigianato si caratterizza non solo per la cultura d’impresa ma anche per la valorizzazione delle relazioni interpersonali, per il suo storico e quotidiano rapporto con il territorio, per questo siamo convinti che anche nel settore del welfare il Vicentino sarà pioniere grazie appunto a uno strumento territoriale di Comunità. E già ci stiamo muovendo nelle diverse aree della provincia proponendo una serie di incontri alle aziende interessate a offrire prestazioni”, commenta Nerio Dalla Vecchia, delegato alle politiche del Territorio dell’Associazione.
Gli appuntamenti sono in programma il 19 giugno per l’area Est Vicentino a Bassano (sede mandamentale), il 22 giugno per l’area Ovest Vicentino ad Arzignano (sede mandamentale), il 4 luglio a Vicenza (Centro Congressi di Via Fermi), e il 10 luglio per l’Alto Vicentino a Schio (sede mandamentale). Gli incontri si articoleranno in una prima parte (al mattino) dedicata la confronto con gli stakeholder territoriali, mentre nella seconda parte (nel pomeriggio) sarà illustrato il progetto di Confartigianato alle imprese potenzialmente interessate a offrire servizi di welfare.

Welfare aziendale: lo stato dell’arte e le prospettive nelle pmi

Per verificare lo stato di applicazione e, soprattutto, l’aspettativa in termini di welfare aziendale, Confartigianato Vicenza ha promosso una ricerca (condotta da Luca Romano di Lan Servizi) sulle piccole imprese artigiane e industriali in Provincia di Vicenza. Il campione intervistato è stato di 1.000 imprese con distribuzione ponderata sia di tipo territoriale che settoriale.
Di seguito alcune evidenze emerse.

Le imprese che hanno già intrapreso azioni di welfare aziendale sono il 12,8% e sono soprattutto dei settori della meccanica e dei servizi alla persona. Le attività si sono concentrate sul sostegno economico ai dipendenti e sulla sanità integrativa; per metà di queste aziende il tramite è stato l’Associazione di categoria, per il 34% il proprio consulente. I due obiettivi raggiunti maggiormente sono stati: il miglioramento del clima aziendale e l’adempimento di una normativa contrattuale.
Nel caso di imprese con dipendenti donne che superano la metà, la percentuale si alza dal 12,8% al 19,4% con altre variabili correlative: sono soprattutto dell’Area di Vicenza, fanno parte di settori manifatturieri non meccanica, emerge la richiesta di sanità integrativa.
Il dato interessante è che nell’87,2% dei casi le pmi che non hanno intrapreso percorsi di welfare aziendale non lo hanno fatto perché non ne erano a conoscenza e/o non sanno come attivare questi strumenti.
Molto ridotta, infine, la percentuale delle aziende che “non ne vuole sapere”.

Ad essere interessato a introdurre il welfare in azienda è il 21,3% del campione che adduce come obiettivi prevalenti il miglioramento del clima aziendale e i vantaggi fiscali. Le aree più recettive sul tema appaiono l’Alto e l’Ovest vicentino, mentre il settore più disponibile è quello dei servizi alle imprese.
Ma per quali tipi di servizio si introdurrebbe il welfare aziendale? Sanità integrativa, formazione, previdenza complementare, sicurezza, assistenza e conciliazione, sono i primi. Ben tre quarti di queste aziende si affiderebbero all’Associazione di categoria per attivare questi interventi, solo una su quattro al consulente o a una piattaforma di welfare provider. E sono soprattutto quelle sotto i cinque dipendenti, nell’edilizia e nei servizi alle imprese. Di nuovo nelle aziende che hanno più del 50% dei dipendenti donne, la percentuale si alza dal 21,3% al 34,7%, e, soprattutto, incrementerebbero il welfare legato al sostegno economico, conciliazione, servizi di assistenza, welfare territoriale.

Al campione è stato anche chiesto di segnalare i servizi di welfare maggiormente carenti sul territorio: quasi il 40% ha indicato i trasporti pubblici e quasi il 30% gli asili nido e i servizi per l’infanzia. Anche in questo caso spostando l’analisi sulle aziende con più dipendenti “rosa”, il tema degli asili passa al primo posto e acquistano posizioni la conciliazione e l’assistenza.

Infine è stato rilevato che quasi il 5% del campione è interessato a svolgere un ruolo di fornitore di beni e servizi di welfare con una spiccata preferenza a fare rete con imprese del proprio territorio.