Agostino Bonomo e Giorgio Merletti

In Veneto i vertici di Confartigianato per discutere su come dare impulso allo sviluppo e sostenere la competitività delle imprese artigiane e delle Pmi.

Il presidente e il segretario di Confartigianato nazionale, Giorgio Merletti e Cesare Fumagalli sono stati accolti da Agostino Bonomo e Francesco Giacomin, presidente e direttore regionali unitamente ai colleghi delle sette associazioni provinciali.
“Il Veneto - ha esordito Agostino Bonomo Presidente Confartigianato Imprese Veneto- è un pilastro portante del sistema confederale. In tutte le “voci” il sistema veneto pesa almeno il doppio del suo valore strettamente numerico. Con punte di quasi il 40%. Con i nostri enti bilaterali (EBAV e Edilcassa) ad esempio, contribuiamo ben oltre il nostro “peso” con il 27% delle entrate nazionali di EBNA e il 37,5% della bilateralità delle casse edili artigiane. Rappresentiamo il 20 per cento degli iscritti al pari della Lombardia. Un dato che assume maggior valore se si pensa che il nostro territorio è di dimensioni decisamente ridotte rispetto a quello lombardo, a conferma della nostra capacità di penetrazione.
Confartigianato imprese Veneto rappresenta oltre 176mila gli imprenditori artigiani e delle Pmi; altrettanti sono i dipendenti a cui assicurano lavoro (3,8 il numero di dipendenti medio nelle aziende con occupati) che portano a un totale di 350mila addetti. Un'incidenza sociale di 6,4 imprese artigiane ogni 100 famiglie. Sono quasi 25 i miliardi di export garantiti dai settori ad alta concentrazione di artigianato (il 43,9% del totale export regionale).
I numeri concorrono a definire il ruolo del sistema Veneto nel quadro più ampio del sistema associativo nazionale, muovendo dal tema, per noi predominante, dell’autonomia che ci vede impegnati nel dialogo con la Regione e ai tavoli di lavoro nel dare una nostra fattivo contributo nella trattativa delle materie oggetto delle deleghe.
“In questi anni -prosegue-, siamo stati capaci, come nessun altro, di raggiungere livelli straordinari in tema di bilateralità. Non solo con Ebav ed Edilcassa (la più grande Cassa Edile artigiana regionale d’Italia) ma anche in tema di sicurezza con il COBIS e il CPR e di previdenza sia complementare con Solidarietà Veneta che sanitaria con Sani.In.Veneto. Un successo reso possibile grazie ad un sistema di relazioni sindacali costantemente alimentate e coltivate. Un patrimonio che portiamo come esperienza in questo confronto con il nazionale”.   

Sintesi delle esigenze delle imprese:
Lavoro: Perseguire l’emanazione di un provvedimento che ponga fine al “caso INAIL”: le imprese artigiane oggi pagano il 28% medio di tariffa in più del necessario e incentivare il lavoro attraverso il ruolo delle imprese (meno tasse sul suo costo) e sostenendo chi si mette in proprio, oggi discriminato rispetto ai corrispondenti interventi di decontribuzione parziale dedicati ai dipendenti.
Fisco: In tema di fisco i risultati nella manovra di bilancio sono stati marginali. La sensazione è quella di aver subito discriminazioni e anche un po’ di beffa. Bisogna concretizzare una applicazione di un fisco più semplice e leggero, superando anni di parole inconcludenti: il 2017 è stato un “anno horribilis” per la burocrazia fiscale gravante sulle imprese.
Burocrazia: Tutto ciò che limita la libertà di fare impresa e che frena la competitività vogliamo venga ridotto se non eliminato, in primis la burocrazia. La nuova legge delega di riforma dei fallimenti contiene elementi di singolare rischiosità per le nostre imprese. Diventiamo un terreno di lavoro per revisori contabili. Possiamo anche condividere le finalità che si pone, ma le modalità previste rischiano di mettere definitivamente fuori gioco almeno un quarto delle nostre imprese con dipendenti.
Rispetto al nostro agire imprenditoriale ci spaventa anche: il peso del debito pubblico, che si traduce in un aggravio del peso fiscale e non deve essere colmato con nuove forme di tassazione diretta e indiretta ma agendo concretamente per azzerare gli sprechi della PA (il rinnovo del contratto degli statali nulla ha previsto in questo ambito).
Diciamo fin d’ora che si impone una ridefinizione della legge quadro sull’artigianato per recuperare una dimensione di piccole imprese che faccia i conti con la realtà superando le note riserve di caccia. Occorrerebbe, parallelamente a ciò e comunque giocando in anticipo, recuperare e valorizzare il concetto del lavoro autonomo con una proposta secca di semplificazione fiscale e burocratica di tipo radicale, almeno raddoppiando gli attuali importi di regime forfettario.
Autonomia: il nostro Paese deve recuperare competitività smettendo di far pagare il peso dell’inefficienza alla sua componente produttiva. Combattendo, da nord a sud, le sacche di assistenzialismo tanto onerose quanto inutili. Diciamo basta a opportunistici slogan elettorali, che, se attuati sul serio, finiscono per produrre un aumento inevitabile della pressione fiscale; l’esatto opposto delle generalizzate promesse.
“Il Veneto - ha concluso il presidente Bonomo- ambisce ad essere parte attiva nella realizzazione di un progetto, di un piano pluriennale, che parta necessariamente dalle caratteristiche e dalle criticità del nostro territorio e che vogliamo, per il tramite del nostro Presidente Confederale e insieme alla Regione, presentare al nuovo Governo e al nuovo Parlamento al fine di condividere e mostrare la nostra visione su come mantenere la competitività, sostenere  lo sviluppo, senza false promesse, populismi e proclami”.
“Incontri di questo tipo sono fondamentali per affinare i documenti guida che stiamo costruendo in vista del nuovo anno e dell’appuntamento elettorale di marzo –ha esordito Giorgio Merletti, Presidente nazionale di Confartigianato-, a maggior ragione se le sensibilità e le istanze arrivano da una regione che ha un peso specifico notevole nel campo dell’artigianato. Le criticità e gli obiettivi che avete segnalato sono condivisibili e in gran parte sono già presenti nei nostri documenti. Non è facile alle volte far capite alla politica nazionale le eccellenze che abbiamo nel territorio e nel nostro mondo. Come ad esempio la straordinaria eccellenza della bilateralità che non viene capita e quindi non valorizzata, almeno quanto meriterebbe”.
“In estrema sintesi -ha proseguito- come Confederazione insisteremo, in particolare nei confronti che avremo sui programmi dei vari partiti, su alcune grandi battaglie come la tutela del made in, il rispetto dei tempi di pagamento della PA e tra imprese, il rispetto dello small business act, il diritto ad un fisco più equo e più semplice e ad una minore burocrazia. E siccome rappresentiamo imprese che hanno tutto l’interesse a lavorare in un Paese che funziona e che sia autorevole nello scacchiere internazionale, appoggeremo tutte le scelte di politica economica che siano compatibili con questo. No quindi a promesse spaziali -ha concluso-, si invece a atti concreti come: una quota di riserva per le piccole imprese negli appalti pubblici, con una modifica al codice degli appalti che, così come è non funziona; alla possibilità di avere una compensazione universale debiti/crediti con la PA; a privilegiare tutte le forme di agevolazione che mettono assieme formazione e lavoro. Siamo convinti infatti che dopo anni in cui si è riusciti solo a disgiungere il sapere dal saper fare, questo legame vada rinsaldato ad esempio aiutando l’apprendistato ma non solo anche altre forme di avvicinamento come l’alternanza scuola lavoro e garanzia giovani”.