L’anno che si è appena concluso ci ha regalato, ad opera del Ministro Madia e delle organizzazioni del lavoro dipendente (e che forse non si aspettavano di meglio in prossimità di elezioni), un rinnovo contrattuale nel pubblico impiego che, a dispetto degli anni di ritardo rispetto a scadenza e prassi, sembra frettoloso e intempestivo, slegato da ciò che il Paese si attende in fatto di burocrazia e pubblico impiego.

Se anche un avveduto esperto qual è il prof Sabino Cassese parla di occasione mancata, di troppi premi agli statali a fronte di una produttività tutta da verificare, con aumenti generalizzati e in parte spiegati con una nuova severità sulle assenze, che in gran parte continua a rimanere sulla carta, non ci rimane che concludere che è una grande occasione mancata.
La burocrazia italiana, della quale il pubblico impiego è non sempre involontario complice, rimane una delle più grandi palle al piede della nostra economia e della fruizione di diritti da parte di persone e imprese. Burocrazia incredibilmente cresciuta ancora, su molti versanti a partire da quello fiscale, nel corso del 2017. E non si intravvedono scelte, né per ridurla, né per eliminarla. Ad esempio condividendo archivi informativi tra i vari pezzi dello Stato, risparmiando al cittadino, e siamo nell’esempio, le umiliazioni di code, marche da bollo, diritti per l’urgenza che caratterizzano un qualsiasi certificato rilasciato da un Tribunale.
E mentre il treno delle semplificazioni è fermo, in qualche caso addirittura arretra, si rinnovano i contratti slegandoli da un necessario contesto di riforma e di chiaro coinvolgimento dell’operatore nel semplificare la vita al cittadino. Un fatto grave! Un ulteriore allontanamento dell’Italia dagli standards di produttività che caratterizzano i nostri principali competitors, a partire da Germania e Francia.
Purtroppo, sulla questione, la distanza tra parole e fatti, talvolta per motivi ideologici diversi, tocca la quasi totalità dei partiti. Basti vedere la conduzione, emblematica sotto questo profilo, del Comune di Roma. Che fosse centro sinistra, centro destra e ora movimento cinque stelle la minestra non cambia. Assunzioni massicce, servizi pubblici che lasciano a desiderare e che abbisognano della collaborazione di regioni virtuose, come in tema di rifiuti; assenze inspiegabili, come quella dei vigili a capodanno di due anni fa.
Nel frattempo, al mondo privato produttivo, viene chiesta sempre maggiore produttività e capacità competitiva, con sacrifici di tanti lavoratori e tanti piccoli imprenditori, lavoro autonomo compreso. E solo grazie a queste positive performance che il PIL tiene e migliora, contribuendo all’aumento delle entrate fiscali che meriterebbero, dal lato spesa, maggiore severità.
Il tema della lotta alla burocrazia, compresa la partecipazione all’obbiettivo di tutte le componenti coinvolte nella filiera delle semplificazioni e delle eliminazioni di burocrazia inutile, sarà uno dei nostri obbiettivi del 2018, da perseguire con ogni mezzo e tanta determinazione. Su questo chiederemo un preciso impegno, per quanto parole e promesse lascino spesso il tempo che trovano, dei partiti e dei candidati che si presenteranno alla gara elettorale del prossimo marzo. Impegno loro nella coerenza dei programmi e impegno nostro a monitorare passo passo la distanza tra il dire ed il fare.